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partecipattiva, la scelta si impone

La questione non è astratta. Scegliendo il tema della partecipazione, il gruppo nato sulle ceneri della Margherita ha espresso la chiara volontà di rivisitare radicalmente le tradizionali pratiche politiche. D’altronde, proponendo “un'adunanza aperta del consiglio comunale” Taccone ha dato corpo, in piena coerenza, alle prerogative espresse dal movimento. Un concetto ribadito dal comunicato che ha seguito la bocciatura in consiglio. “Crediamo che un'opera pubblica debba rispondere alle esigenze dei cittadini – ha scritto Partecipattiva - e il modo migliore per farlo è di coinvolgerli nella progettazione”. Chiaro. Meno lo è stato l’atteggiamento dello stesso Taccone nei due consigli comunali che si sono svolti dopo l’elezione di Vittorio Agostino a Sindaco di Chiavari. Il professore ha votato le pratiche iscritte all’ordine del giorno adottando un generico criterio si sostenibilità delle medesime, vale a dire considerando il merito (la qualità della proposta) più del metodo (il processo decisionale che ha portato all’adozione del provvedimento proposto al voto del consiglio). E’ parso questo i punto critico dell’atteggiamento di Partecipattiva in aula. Se il criterio ispiratore dell’azione politica intrapresa si concentra sulla partecipazione nel processo decisionale, non sono possibili, proprio sul terreno della partecipazione, incertezze o cedimenti. Essa rappresenta la precondizione in grado di subordinare ogni ulteriore riflessione, compreso il merito della pratica. Se così non fosse, se cioè la bontà della proposta si rivelasse (come è parso fino ad oggi valutando l’atteggiamento di Taccone in aula) il discrimine che orienta il voto favorevole o contrario alle proposte della maggioranza, sarebbe posta in discussione la stessa tesi della partecipazione, ovvero l’elemento maggiormente qualificante la proposta di Monti e Scuderi. Non è questione di poco conto. Se Vittorio Agostino presentasse al consiglio una qualunque proposta partorita in piena autonomia e Taccone votasse la proposta adottata senza partecipazione e coinvolgimento, di fatto sconfesserebbe le stesse ragioni per le quali siede tra gli scranni del Palazzo comunale. Il rischio è la perdita di identità di un gruppo che ha saputo portare in campagna elettorale un elemento di concreta innovazione. E’ stato premiato anche per questo. Sta a loro, a Taccone, Monti, Scuderi, Marchello, Devoti, Nattero, dimostrare al proprio consistente elettorato che esiste una radicalità di azione politica in aula in grado di reggere la radicalità della proposta politica enunciata prima e dopo la campagna elettorale. Pena la perdita di identità e lo sconfinamento della paludosa melma delle contraddizioni.

l.p.

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