il Menabò news

Notizie, politica, opinioni, libri. Dalla Riviera.

Focus

incontro con il «dottor morte». dal caso welby ad agostino. Sullo sfondo eutanasia e ordine dei medici

Giovedì 21 giugno

LEVANTE -Alcuni mesi fa il suo nome fu al centro del dibattito nazionale. Il medico si rese disponibile per “staccare la spina” a Giorgio Welby. Per quella vicenda finì sotto il Consiglio Disciplinare dell’Ordine. Ora Roberto Santi è in partenza per Bruxelles. Al Parlamento europeo si discuterà di eutanasia. Ieri l'intervista

-Si terrà giovedì 4 luglio a Bruxelles una conferenza sull'eutanasia presso il Parlamento europeo. Nulla di strano verrebbe da dire. Il tema è attuale. Eppure in Italia non è semplice trattare l'argomento. L'eutanasia è citata quale malcelata finalità dei laici che si "annidano" tanto a destra quanto a sinistra. Avverte anche lei tale sensazione?

“Che dire... E' giusto che gli schieramenti si dividano sui temi etici. Non c'è nulla di ideologico su queste tematiche così delicate. Ci sono solo Religioni che contrappongono posizioni acritiche. Difficoltà ne avverto sì. Sono quelle difficoltà che avvertono tutti coloro che tentano di far progredire questo Paese. Penso anche alla ricerca scientifica... Evidentemente la strada della civiltà è ancora lunga. E dolorosa”.

-Qualcuno ritiene di essere scivolato indietro di alcuni decenni quando la società era fortemente condizionata, nella coscienza civile, dalla dottrina cristiana. Condivide l'opinione?

“Sì, la condivido. Non voglio pormi in opposizione con chi ha il dono della Fede. Ma come non ricordare l'opposizione che in Occidente la Chiesa alzò nei confronti dello "zero", già adottato dagli arabi, rallentandone l'adozione per ben 6 secoli! Sicuramente la Chiesa ha da sempre rappresentato un grosso ostacolo all'affermarsi e al diffondersi della scienza. Chi ha paura di Darwin? Credo comunque che molti Cattolici vivano con un certo disagio certe prese di posizione. Lo scollamento tra la "base", diciamo e gli "eletti" non riguarda solo la politica”.

-Una persona sana può decidere di togliersi la vita senza che alcuno posa impedirlo. Ciò non può dirsi di un infermo impossibilitato a muoversi e dunque a compiere l'estremo gesto. L'eutanasia, per alcuni, consente di esercitare una precisa volontà consentendo di intraprendere medesime libertà riconsegnando nel malato il proprio destino. Qual è la sua opinione in merito?

“Sono piani che non mi piace sovrapporre. Proprio queste analogie fanno sì che vengano definiti "assassini" i Medici che correttamente, e con dolore, interrompono le terapie quando non hanno più senso, se non il prolungamento della sofferenza, e quando il paziente, cosciente, rifiuta il consenso alle terapia. Chi decide di rifiutare una terapia non compie un atto di suicidio. Semplice affronta con consapevolezza un male incurabile in lotta con una medicina, ed una tecnologia che potrebbero non risolversi a vantaggio del paziente. Si parla tanto di "morte naturale" senza capire che la tecnologia ha abbattuto queste barriere e che ha reso, spesso, il confine tra la vita e la morte non una linea netta tra il bianco e il nero, ma una ampissima sfumatura di grigi”.

-Lei si è recentemente dichiarato disponibile ad intervenire nel caso Welby accompagnando alla morte un malato che aveva espresso precise volontà in tal senso. E' cambiata la sua opinione da quei tristi giorni?

“No. Non è cambiata affatto. La mia disponibilità è servita a far sì che molti Medici uscissero allo scoperto. Io contesto l'ipocrisia dilagante che fa sì che se Welby non avesse usato il suo caso per farne un fatto mediatico, avrebbe facilmente trovato un Medico disponibile a sospendere la terapia a cui non dava consenso. Sono cose ce si fanno ogni giorno negli Ospedali e nelle camere private dei malati. Io, per natura e per carattere, sono per la trasparenza. Non mi piace la società del "si fa ma non si dice". Ritengo che nelle caratteristiche dell'essere Uomo sia, assolutamente indispensabile, quella di assumersi le proprie responsabilità. Anche se questo implica un costo da sostenere. E' merce rara la coerenza... per questo è sempre più preziosa”.

-La sua scelta è stata una scelta duramente criticata. L'opinione pubblica si è divisa tra quanti hanno condiviso la sua disponibilità e quanti l'hanno fortemente osteggiata. Ci sono state altre implicazioni sul piano deontologico-professionale. In che rapporto è con l'Ordine dei Medici oggi?

“Sono abituato alle critiche. Vedo che Papa Benedetto XVI richiama con forza le parole di Gesù che diceva "la Verità vi renderà liberi". Oggi siamo in una Società in cui "la Verità vi rende scomodi". Noto solo che chi ha condiviso la mia scelta lo ha fatto apertamente nei miei confronti. Chi l'ha critica ha scelto sistemi più subdoli. Sono finito così sotto il consiglio disciplinare dell'Ordine dei Medici (unico, ripeto, nonostante le note vicende che hanno coinvolto Colleghi). Non dico nulla di più perchè il "processo" ci sarà il prossimo 27 giugno. Dopo parlerò più a lungo e più chiaramente”.

-A breve uscirà il suo nuovo libro "Io, il dottor Morte..." edito da Tullio Pironti. Superando il titolo provocatorio quali corde muove la sua fatica letteraria? A chi è rivolto in sostanza?

“Sì, credo che sia già disponibile in molte librerie italiane. Come spiego nella prefazione, quello che mi muove è (come in "Camici sporchi", del resto) quello di fare chiarezza. Io credo che i cittadini, nel momento in cui offriamo loro il privilegio di scegliere, debbano avere elementi certi sui quali basare le proprie scelte. Il dibattito che ha accompagnato e che è seguito al caso Welby ha confuso considerevolmente le idee ai cittadini. "Io, il dottor Morte..." è rivolto a tutti i cittadini Medici o Pazienti, che ne vogliono sapere di più e che voglio comprendere i meccanismi comunicativi che stanno alla base delle "armi di distrazione di massa" sparate da certe testate giornalistiche e televisive”.

-Lei vive e lavora nel Tigullio. E' ancora più difficile vestire i panni del "Dottor Morte" a queste latitudini? Ha subito pressioni o conseguenza per la sua presa di posizione rispetto al caso Welby?

“Di questo preferisco non parlare in un'intervista. Diciamo che qualche cenno a questo si trova all'interno del libro”.

-Di provocazione in provocazione. Non occorre essere il "Dottor Morte" per procurare sofferenze ai malati o comunque avere un approccio quantomeno "disinvolto" rispetto alla professione sanitaria. Roberto Dantes lo ha denunciato nel suo "Camici sporchi" pubblicato da Gammarò. Come giudica la sanità levantina?

“Ecco, vede... ci ricaschiamo. Perchè libri che dicono certe cose sono "provocazioni"? Le dirò che "Io, il dottor Morte..." è tratto da un giornale, Il Giornale", e da un suo titolo cattivo che la redazione appicicò ad una mia intervista. Faccio notare che si tratta dello stesso giornale che oggi censura una recensione del libro. Io ho voluto chiamare il libro così per spiegare come un Paese nel quale viene chiamato Dottor Morte un medico che dice che è giusto sottoporre il paziente solo a terapie alle quali ha dato il suo consenso... Beh: non è un Paese normale. Diciamo che i miei libri sono un piccolo contributo per fare di questo Paese un Paese Normale. Anche "Camici sporchi". Molti hanno voluto, e con un a certa insistenza, vedere nelle pagine del romanzo la descrizione letteraria di vicende realmente accadute nella sanità levantina e ligure. Mi chiedo come sia possibile che su vicende così gravi nessuno... dico nessuno, prenda provvedimenti atti a interrompere certe situazioni o a sanzionare certe vicende che sono reati gravissimi da codice penale. Io sono un medico... e oggi uno scrittore. La mia soddisfazione è stata il ricevere feed back da molte parti d'Italia che riconoscevano, nelle vicende di "Camici sporchi" le vicende del loro Ospedale. Come medico posso dire di essere soddisfatto: "Camici sporchi" è il tentativo di svolgere una diagnosi al letto della "mala sanità la malattia gravissima che affligge il "Servizio Sanitario". E' una malattia che non uccide però il Servizio, ma i pazienti che a questo servizio si rivolgono, o li rendono invalidi o più malati che all'ingresso. Non voglio parlare, ovviamente di sanità levantina. Non mi voglio sostituire né alla Direzione dell'ASL nè alla cronaca. Diciamo per che se "Camici sporchi" non è l'esercizio letterario di un folle, qualcosa bisogna cambiare di questo Servizio Sanitario. Io la ricetta ce l'ho”.
-Sanità e politica la vedono impegnata sul fronte dei diritti civili. Non possiamo chiudere senza un'opinione sul nuovo sindaco di Chiavari, lei ha del resto partecipato alla campagna elettorale. Perchè Agostino ha vinto al primo turno sbaragliando ogni avversario?

“Agostino ha vinto perchè rappresenta quello che i Politici di professione chiamano l'antipolitica, senza sapere che l'antipolitica è quella che fanno loro. Un giudizio su Agostino? Farà bene. Come ha sempre fatto. E' passato qualche anno, ma fare più del niente dell'Amministrazione precedente non è difficile. Non so come si impegnerà sulla Sanità. Io sono disponibile, se richiesto, a dare il mio contributo. Agostino ha anche vinto perché oggi la gente è stufa dei Partiti. Ha voglia di "civico". Il problema politico, se di politica parliamo, è che le liste civiche, spenti i riflettori della campagna elettorale non hanno spesso né un disegno, né un qualunque futuro, prive come sono di riferimenti. Io sto lavorando (ne parleremo presto) per dare un riferimento politico nazionale a questi sentimenti che si esprimono a livello locale in ogni Comune d'Italia. Sto trovando tante adesioni e tanto entusiasmo attorno a questo progetto. Del resto, oggi si sente un gran bisogno di cambiamento del sistema: siamo nel Paese con gli stipendi e le pensioni più basse d’'Europa e i costi della politica e le tasse più alte del Mondo”.

Tornando a metafore sanitarie: lei, avendo una forbice all'interno del suo addome, si farebbe operare dallo stesso chirurgo che se l'è dimenticata dentro?

-Ma ci andrà a Bruxelles alla conferenza sull'eutanasia alla fine?

“Sì. Ci andrò con il mio figlio di 18 anni. Sarà un'esperienza interessante per entrambi”.

Aggiungi un commento | Home



Commenti:

Santi ha ragione

Concordo appieno con il dott. Santi

Franca Baroni
franca7@iol.it
-------------------------------------

redazione@menabonews.it Tel. 339 2332613 fax 0185 014559
La pubblicazione menabonews.it è curata dall’agenzia di servizi all’editoria "Il menabò". p.iva. 01561800994
Promoter Pubblicità: Piergiorgio Papetti, Tel. 334 6658078 - web mail per info