Lunedì 8 febbraio 2010
Questa mattina a Genova la firma per la Gronda alla presenza del ministro Matteoli. Possibile un’intesa dell’ultimo momento sul traforo fontanino
LEVANTE- Mentre il Comitato che si batte per il tunnel punta il dito contro i vertici regionali e provinciali del Popolo delle Libertà, «apparentemente contrari all’infrastruttura», il sindaco di Cicagna prende posizione in merito al «vociferare politico» che individua scricchiolamenti nella compattezza dei 12 sindaci schierati sul progetto. Come a voler proteggere alcuni concetti fondamentali nel tourbillon di parole che accompagnano come un vento fastidioso l’intera vicenda, Limoncini, che oggi ufficializzerà la fuoriuscita dalla Lega Nord, ribadisce «che i sindaci sono fermamente convinti della bontà dell’iniziativa condivisa dal primo giorno, il 14 gennaio 2008, giorno in cui il governatore Burlando si prese l’impegno con la Valle per avviare l’iter per la realizzazione di quest’opera che la valle attende da circa un secolo». Paletti piantati nell’acquitrinoso terreno sul quale si sta combattendo la battaglia elettorale, utili a delimitare un perimetro di certezze.Oggi la giornata si profila dirimente. Dopo l’aut-aut di Burlando, che ha annunciato venerdì scorso l’intenzione di non firmare l’intesa sulla Gronda senza il tunnel fontanino, le reciproche diplomazie si sono affrettate nel weekend a costruire le ragioni di un’intesa lavorando sull’ipotesi di un accordo separato. Sabato, nel corso delle prime ore della giornata lo stesso Matteoli ha telefonato a Burlando prospettando una via d’uscita dalla crisi istituzionale. Intanto questa mattina i tecnici della Società Autostrade insieme alla Regione Liguria effettueranno il primo «sopralluogo ricognitivo» per «valutare l’intervento richiesto». Lo anticipa il sindaco di Cicagna, affidandosi ad una terminologia affacciata sul mare delle interpretazioni come un velista fuoribordo in piena regata. La questione è strettamente politica, a questo punto. Nessuno vuol restare con il cerino in mano a 48 giorni dalle elezioni regionali. Allo stato attuale, il rischio di scottarsi le dita incombe sugli esponenti del Popolo delle Libertà, accusati dal Comitato, peraltro sedicente apartitico, di remare contro il tunnel. Limoncini conosce bene la geografia politica levantina, essendone uno tra i protagonisti più esposti. E’ fino ad oggi toccato a lui pagare il prezzo più alto per aver intrattenuto stretti rapporti amministrativi con la Regione, vedendosi retrocedere a semplice iscritto della Lega Nord dopo averne guidato per anni la segreteria provinciale. In maniera salomonica si limita ad auspicare che «l’imminente tornata elettorale non butti al vento due anni di lavoro solo per ripicche politiche, perché questo sarebbe ingiusto nei confronti di un territorio che ha bisogno di essere considerato e rilanciato». Oggi la firma sulla Gronda, con o senza tunnel della Fontanabuona
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